GUESTBOOK

I Proverbi di Don Loreto

"Che glie mbroglie

e che glie nganne

tirene annante

tutte gli’anne"

"E’ ccome aglie ricci de castagna, addò glie tocche punceca"

"Quante t’invite a na casa, guarda come sta gli iatte: se grosse statte, se nicci scappa"

"Glie sbaglie deglie ricch glie copre glie quadrin, chiglie deglie medech glie copre la terra".

"Chi sta cheglie ricche e nen s’arricca è meglie che piglia na fune

e ce s’empicca".

 

"Gli consiglie deglie auuocate,

so come alle lacrime

mman aglie cicat". 

"Ne andà a corte

se nen se citat,

nen andà a nozze

se nen se invitat".

"Ne iettà le pane

che è grazia de Di"

 

"Glie prete studia quattordicianne: sette pe mparà a ne se fa fregà, sette a fregà gli  ate".

 

"Femmena lessuosa

manna glie marit en perdizione". 

 

"A Santa Lucia, gli iorne

s'allonca quant a

n' pass de caglina".

"Natale agli sole e

Pasqua agli tezzone";

"Natale che gli tia e

Pasqua a do sia";

"Chi magna a Natale ne magna

a Sant Stefene".

Sante Seleuestre, la iernata de demane nen è chella de iere

" è meglie che chemmanna

la scarpa e no la ciocia" 

" A Sant'Antonie ogni caglina

fa glie uou" "A Sant'Antonio se non chioue la neue nen manca" 

 

"Chi uo vede le belle sorane, ua a Sante Demineche de iennare.

Chi uo vede le belle e le brutt, ua a Sante Demineche de august"

" Febbrai curte e puzzolent".

 

"Cacciatore roman, spara oggi raccogli ademan"

"meglie na uota a brucia

che cent a sfummeca" 

"Chi ua alla mola

se'nfarina" 

 

"Se marze nen marzeggia

aprile male pensa"

"La neue de marz dura quant

alla pace trà socera e nora"

"Meglie asene da soma che prete

la settemana Santa"

"Decette gli abbacchie alla pecura: ma! comm se uecchia?

glie respose la pecura:

attente a te, esse Pasqua"

"Aprile: ogni gliotta

è ne barile" 

 

"Fatte glie fatt tia,

o po trou chi te glie fa fa"

"Pane e presutte,

l'aria e bona pe tutt"

"La iatta de sor Giovann:

prima ride e dop chiagn"

"Chi te l comed e nen se ne usa,

nen merita confessore

che glie assolua"

"Maggie ortolane:

troppa paglia e poche rane"

"A maggie ragliene glie asene"

 

"Chisse, glie iorne litegan e la notte uanne a rebà assieme"

"Quanne la campana cica sona, addamo e senata

chella grossa"

"Te le recchie chiu sozze tu

ca ne confessore". 

"Ne segnore se recunosci

pure se porta le ciocie".

 

"Seme ite pe senà e seme

remaste senate" 

 

"Se pane casareccie

nen è bone,

è bone chelle della bettega che se paia"

"Chi male nasce,

se ne se more ne la finisce" 

"La cecala canta, canta;

ma po' schiatta"

 

"Luglie fece merì de sete,

la mamma e glie padre" 

"Capiglie longhe

e ceruella corte" 

 

"E' meglie n'atto de male

che auanza,

che glie dolure de panza"

"Chi ua alla mola s'enfarina" 

"Alla prima acqua d'agost

è mern" 

"Che glie cocomere ce se beua, ce se magna

e ce se laua la faccia"

"Le sa' glie cheperchie

chelle che cucuma

dentr alla pignata"

 

"Chi nen sa ubbidì,

nen sa chemmanà"

"Chi s'enfrocia du uote alla stessa preta nen merita compassione"

"Gli asene se accioppa alla ulegna, glie prete alla settemana santa"

"N'abbate e trenta frate

non furon bone a fa beue n'asene"

"A Santa Croce,

la perteca alla noce"

 

"La uotte da le uine

ca ce mitt dentr"

"Chelle che fa le uine agli ome, fa la biada aglie cauaglie"

"Alla ulegna s'accioppa

glie asene"

"E' meglie ne male marite,

che ne cattiue vicine"

"Pe tutt glie Sante,

tira fore glie pann"

 

"Chi magna a Natale ne magna

a Sant Stefene"

"Dope glie morte

se pela la caglina"

"Se te la ciocca de cera,

nen t avvicinà aglie foche"

"A sant'Andrea leva glie

pranz e mitt la cena"

"A Sante Martine se spila

e se rappila"

 

" 'uardete daglie curte,

dalla corta i dalla femmena baffuta"

         

Racconti

Messa della Domenica

Di Pio Guzza, racconto della Messa

con rito Tridentino.

 

Introito: il prete guarda intorno incerto: laggiù, infondo alla chiesa c'è il deserto; eppure, per un certo tal riguardo, la Messa è cominciata in ritardo.

Gloria: la mamma a casa dà i ritocchi ai riccioli dei suoi due marmocchi. Quanto alla Messa non ci s'impressiona: fin verso l'offertorio è sempre "buona".

Epistola: San Paolo dal messale scaglia una sua rovente paternale; il celebrante a qualche parrocchiano gliela vorrebbe dire in italiano.

Vangelo: la mammina, entrata adesso, fa, tra i sorrisi, il suo solenne ingresso. La messa e ancora "indietro", meno male che può distrarsi con l'amica tale.

Credo: si, infondo, ci crediamo tutti, anche quei due farabutti, i quali dacché il prete è sull'altare, non la smettono mai di sghignazzare.

Offertorio: in segreto il celebrante, dopo aver dato un'occhiatina errante, offre al Signore qual che può, dolente per tutti quelli che non offrono niente.

Sanctus: il campanello del trisagio è come il salvagente in un naufragio, corron sorrisi di felicità: "in alto i cuori, siamo già alla metà!".

Elevazione: i giovani stecchiti, salvaguradan le pieghe dei vestiti, due signori sospendono la critica sui più recenti fatti di politica.

Comunione: di gente n'entra ancora, ma è gente che a da fare e che lavora, anzi al Signore fanno già un piacere, con tanti impegni, a farsi un pò vedere.

Ite Missa est: non c'è bisogno che lo dica: già alla porta la folla s'affatica, con incomposto e fragoroso zelo, per non sentire l'ultimo Vangelo.

 

 

CREDERE SENZA VEDERE

Un imperatore disse al rabbino Yeoshua Ben Hanania: "Vorrei tanto vedere il vostro Dio".
"È impossibile", rispose il rabbino. "Impossibile? Allora, come posso affidare la mia vita a qualcuno che non posso vedere?".
"Mostratemi la tasca dove avete riposto l'amore per vostra moglie. E lasciate che io lo pesi, per vedere se è grande".
"Non siate sciocco. Nessuno può serbare l'amore in una tasca", rispose l'imperatore.
"Il sole è soltanto una delle opere che il Signore ha messo nell'universo, eppure non potete vederlo bene. Tanto meno potete vedere l'amore, ma sapete di essere capace di innamorarvi di una donna e di affidarle la vostra vita. Non vi sembra evidente che esistono alcune cose nelle quali confidiamo anche senza vederle?".

Insegnami, Signore, a dire Grazie

Grazie per il pane, il vento, la terra e l'acqua. Grazie per la musica e per il silenzio. Grazie per il miracolo di ogni nuovo giorno.
Grazie per i gesti e le parole di tenerezza. Grazie per le risate e per i sorrisi. Grazie per tutto ciò che mi aiuta a vivere, nonostante le sofferenze e lo sconforto.

Grazie a tutti quelli che amo e che mi amano. E che questi mille ringraziamenti si trasformino in un'immensa azione di grazie quando mi rivolgo a Te,

fonte di ogni grazia e roccia della mia vita. Grazie per il Tuo amore senza confini.
Grazie per il pane dell'Eucarestia. Grazie per la pace che viene da Te. Grazie per la libertà che Tu ci dai.
Con i miei fratelli io proclamo la Tua lode per la nostra vita che è nelle Tue mani e per le nostre anime che Ti sono affidate.
Per i favori di cui Tu ci inondi e che non sempre sappiamo riconoscere. Dio buono e misericordioso, che il Tuo nome sia benedetto, sempre.

 

 

L'angelo e il maiale

Gli esseri umani giungono sulla terra per fare un lavoro, ma quanti se ne ricordano?

La maggior parte assomiglia a quell'angelo che, si dice, volle conoscere che cosa fosse la vita sulla terra.

Per meglio studiarla prese la forma di un maiale. L'esistenza gli sembrava magnifica, deliziosa... Mangiava le ghiande

e un cibo saporito chiamato pastone. Si era sposato con un'incantevole scrofa ed era circondato da una quantità adorabile di maialini.

Mio Dio, che felicità! Non era più in grado di distogliersi da una simile felicità. I suoi amici, in alto, cominciarono a preoccuparsi: il tirocinio durava molto più del previsto.

Gli inviarono dei messaggi, ma niente da fare!... Alla fine si dissero che l'unica soluzione era di accelerare il momento in cui sarebbe stato trasformato in prosciutto.
Il maiale fu quindi sgozzato e, quando l'angelo uscì da quella pesante forma, fu stupefatto di essersi perso in quello stato così a lungo e ringraziò i suoi fratelli di averlo liberato. Ebbene, spesso tali avventure accadono anche agli uomini. Si addentrano così profondamente nella materia che il Cielo è obbligato ad inviare loro qualche forte scossa per rompere le loro forme e liberare il loro spirito.

 

 

L'alfabeto di Dio

A - Anche se non sei corrisposto, ama lo stesso, mi assomiglierai. B - Benedici sempre, perché tu sei una benedizione di Dio. C - Chiamami Padre, solo così potrai chiamare tutti gli altri fratelli.
D - Dona con gioia.I musi lunghi sono figli delle tenebre. E - Esci dal guscio del tuo egoismo: troverai un mondo che ti aspetta. F - Fa della tua vita una sinfonia di gioia; darai frutti saporiti.
G - Gira l'ago della tua calamita sempre dove ti porta il cuore: sempre e solo a Dio. H - Hai un dono straordinario, per cui mi assomigli: l'amore; sfruttalo con gioia.
I - Intorno a te c'è tanta morte, odio e tenebre; ma tu sii sole che illumina e riscalda. L - La terra non è la tua patria. Sei di terra, ma hai la mia vita: guarda allora in alto.
M - Metti la tua vita nel cuore di mio Figlio e di Maria: sarai dono d'amore. N - Non permettere che il maligno deturpi la tua libertà. Aggrappati a me e sarai libero.
O - Odia il peccato, ma ama il peccatore: impara a perdonare e ama chi sbaglia, lo conquisterai. P - Porta la pace di Dio col tuo sorriso: c'è bisogno di un raggio di sole e luce negli occhi.
Q - Quadro stupendo ti ho dipinto col sangue dell'Agnello; sei il mio capolavoro. R - Resta un po' con me, figlio, quando si fa sera: io ti guardo e tu mi guardi ed è pace.
S - Senza il tuo mattone, la costruzione è vuota. Sii strumento docile nelle mie mani. T - Tutto ho messo nelle tue mani, sei il signore della natura: conservala senza macchia.
U - Unisci cuore e mente: con la mente progetti, ma è col cuore che salvi e realizzi. V - Vuoi essere felice? Sgombra tutto ciò che ti impedisce di volare e sciogli le vele.
Z - Zaino di eucaristia, preghiera e servizio sarà il tuo compagno di viaggio: farai miracoli.

 

 

Per entrare in paradiso

Un uomo andò in paradiso.  Appena giunto alla porta coperta di perle incontrò S. Pietro che gli disse: "Ci vogliono 1.000 punti per essere ammessi.

Le buone opere da te compiute determineranno i tuoi punti".
L'uomo rispose: "A parte le poche volte  in cui ero ammalato, ho ascoltato la Messa ed ho cantato nel coro".
"Quello fa 50 punti", disse San Pietro. "Ho sempre messo una bella sommetta nel piatto dell'elemosina che il sacrestano metteva davanti a me durante la Messa".
"Quello vale 25 punti", disse San Pietro.  Il pover'uomo, vedendo che aveva solo 75 punti, cominciò a disperarsi.
"La domenica ho fatto scuola di Catechismo – disse –  e mi pare che sia una bella opera per Iddio".
"Sì – disse san Pietro – e  quello fa altri 25 punti". L'uomo ammutolì, poi aggiunse: "Se andiamo avanti così, sarà solo la Grazia di Dio che mi darà

accesso al paradiso". San Pietro sorrise: "Quello fa 900 punti. Entra pure".

 

 

Preghiera dei Fidanzati

Scritta dal Card. Giovan Battista Montini divenuto poi Papa Paolo VI

 

Nel mio cuore, o Signore, si è acceso l'amore per una creatura che anche tu conosci ed ami,
Ti ringrazio di questo dono che mi inonda di una gioia profonda, mi rende simile a te che sei l'Amore,
e che mi fa comprendere il valore della vita che mi hai donato. Fa' che io non sciupi
questa immensa ricchezza che mi hai messo nel cuore: insegnami che l'amore è un dono e non può mescolarsi con nessun egoismo,

che l'amore è puro e non può stare con nessuna bassezza, che l'amore è fecondo e deve fin da oggi produrre una nuova vita in me e chi mi ha scelto.

Ti prego per chi mi aspetta e mi pensa, per chi mette in me tutto il suo avvenire; Rendici degni l'un dell'altro.

Preparaci al matrimonio, alla sua grandezza, alle sue responsabilità, perché le nostre anime e i nostri cuori siano fin d'ora uniti nello stesso amore.

 

 

Qualche semplice regola che può migliorare la vita familiare e l'educazione.

1. I primi anni di vita sono importanti: è in questo periodo che si posano le strutture fondamentali della persona.
2. I bambini sono persone con carattere, temperamento, bisogni, desideri, cambiamenti di umore proprio come voi. Lasciate che anche i vostri figli qualche volta diano in escandescenze.
3. I bambini imitano quello che fate voi. Non faranno mai quello che ordinate. Soprattutto non fate prediche. I bambini imparano solo quello che vivono.
4. I due genitori devono avere la stessa idea di educazione. Questo non significa che devono fare le stesse cose o apparire un muro di cemento armato.
5. Non entrate in conflitto con i vostri figli. Ogni volta che entrerete in conflitto con i vostri figli voi avrete già perso.
6. Siate pazienti. Anche con voi stessi. Nessuno ha mai detto che sia facile essere un genitore.
7. I genitori non sono i soli educatori: c'è anche la società in cui i figli sono immersi.
8. Dite "no". In questo modo i vostri figli sapranno che li proteggete anche dai loro errori. Insegnate ai vostri figli che non possono avere tutto e subito. È prudente, perciò, usare con cautela il sistema di assecondare: i bambini devono imparare a manovrare le frustrazioni, perché la vita dell'adulto ne è piena. È pura assurdità partire dal principio che il bambino sarà in grado di affrontarle quando sarà più grande; che cosa, infatti, c'è di magico nella crescita per fornire una capacità che si dovrebbe rivelare fin dai primi anni di vita?
9. Riservate del tempo per ridere insieme e divertitevi insieme. Vivete i vostri valori nella gioia. Se fate la morale tutto il giorno ai vostri figli verrà voglia di scappare.
10. Scambiatevi dei regali.
11. Imparate a relativizzare i problemi, ma risolveteli.
12. Accogliete in casa gli amici dei vostri figli.
13. L'incoraggiamento è l'aspetto più importante nella pratica di educazione del bambino. E' tanto importante, che la mancanza di esso si può considerare quale causa fondamentale di certe anomalie del comportamento. Un bambino che si comporta male è un bambino scoraggiato.
14. Consentite ai vostri figli di non avere il vostro parere. E soprattutto ascoltateli veramente. Fa parte del nostro pregiudizio comune sui bambini pretendere di capire quello che vogliono dire senza in realtà ascoltarli. I figli hanno una diversa prospettiva e spesso soluzioni intelligenti da proporre. Il nostro orgoglio ci impedisce di ascoltarli.
Quante volte potremmo approfittare della loro sensibilità se li trattassimo alla pari e li ascoltassimo davvero.
15. Sottolineate i lati positivi dei vostri figli. I bambini non ne sono sempre coscienti. I complimenti piacciono a tutti, anche ai vostri figli.
16. Consentite loro di prendere parte alle decisioni della famiglia. Spiegate bene i motivi delle vostre scelte. Rispondete ai loro «perché».
17. Mantenete la parola. Siate coerenti. Attenetevi alle decisioni prese. Non promettete o minacciate a vanvera.
18. Riconoscete i vostri errori e scusatevi. Abbiate il coraggio di essere imperfetti e consentite ai vostri figli di esserlo.
19. Giocate con i vostri figli.
20. Quando dovete fare un "discorso serio" con i vostri figli, aspettate che siano in posizione orizzontale. Non fatelo mai quando sono in posizione verticale.
21. Ricordate che ogni bambino è unico. Non esiste l'educazione al plurale.
22. Alcuni verbi non hanno l'imperativo. Non potete dire: «Studia!», «Metti in ordine!», «Prega!» e sperare che funzioni.
23. Spiegate ai vostri figli che cosa provate. Raccontate come eravate voi alla loro età.
24. Aiutateli a essere forti e a riprendersi quando le cose vanno male.
25. Raccogliete la sfida della TV. La televisione non è tanto pericolosa per quello che fa quanto per quello che non fa fare.
26. Non siate iper/protettivi. Cercate le occasioni giuste per tirarvi indietro e consentire ai vostri figli di mettere alla prova la loro forza e le loro capacità.
27. Un bambino umiliato non impara nulla. Eliminate la critica e minimizzate gli errori. Sottolineando costantemente gli errori, noi scoraggiamo i nostri figli, mentre dobbiamo ricordarci che non possiamo costruire sulla debolezza, ma soltanto sulla forza.
28. Non giudicate gli altri genitori dai loro figli e non mettetevi in competizione per i figli con parenti e amici.
29. Date loro il gusto della lettura.
30. Raccontate loro la storia di Gesù. Tocca a voi.

 

Festa di nostalgia

 

Quando il vecchio, nella stanca età che si accosta alla fine, vuol rivivere un'ora della lontana fanciullezza e rigustare

la dolce intimità di una serena festa di famiglia, pensa al dolce Natale.

Quando l'uomo aggravato dalla quotidiana fatica, per garantire la sussistenza alla prole, vuol riposare la sua mente nella memoria di gioie vissute in una spensierata, ma pur casta letizia,

pensa al dolce Natale. Quando il fanciullo nell'aperta fantasia, vede notti sfolgoranti di luce, cieli inmensi popolati di angeli e schiere, cammelli fulgenti di drappi e re incoronati d'oro,

pensa al dolce Natale. Natale! ... col suo pensiero esso riesce ad avvincere tutti nella sua dolcezza, a comunicare a tutti il fascino di una serena letizi, che riconduce agli anni beati dell'infanzia, quando tutto par sorridere e la vita è nascosta in un velo color di cielo. Questa gioia è fascino del Natale, in chi sente dentro di sè il soffio dell'ispirazione e spesso germe fecondatore di concezione inmortale.

Perciò da molti secoli, pittori scultori musicisti e poeti hanno cercato di esprimere dalle pieghe della loro sensibilità artistica tutti questi sentimenti

di stupore e di infantile tenerezza che ognuno sente nel cuore al ritorno del dolce Natale.

Il primo presepe

 

La santa sera tutto era pronto, a Greccio, come frate Francesco aveva desiderato; verso l'ora di mezzanotte, tutto il popolo di quei pressi era convenuto intorno al presepe per festeggiare la nascita del Signore. Come ci racconta Tomaso da Celano: «Greccio era diventata una nuova Betlemme; la foresta risuonava di voci melodiose e le rocce echeggiavano ai canti della folla». Ognuno portava torce accese, mentre, vicino al presepe, stavano i frati coi loro ceri; tanto che i boschi erano rischiarati come fosse pieno giorno. Sulla mangiatoia che serviva d'altare, un prete lesse la messa, perché il divino fanciullo fosse presente, sotto le specie del pane e del vino, al modo stesso che lo era stato corporalmente a Betlemme. Ci fu pure un istante in cui Giovanni Vellita ebbe l'impressione di vedere un vero bambino coricato nella mangiatoia, ma che sembrava morto, o, per lo meno, addormentato. Ed ecco che frate Francesco si avvicina al bambino e lo prende teneramente tra le braccia; ed ecco che anche il bambino si sveglia, sorride a frate Francesco, e, con le sue piccole mani, gli accarezza le guance barbute e la stoffa grigia della sottana! Visione che, del resto, non aveva nulla di stupefacente per messer Vellita: poiché egli conosceva già parecchi cuori, in cui, allo stesso modo, Gesù era stato morto, o per lo meno addormentato, fino al giorno in cui frate Francesco, con la sua parola e il suo esempio, non l'aveva risvegliato e risuscitato.
Dopo la lettura del Vangelo, frate Francesco, in veste di diacono, si avanzò verso la folla. «Sospirando profondamente, ci dice Celano, accasciato sotto la pienezza della sua pietà, e traboccante di meravigliosa gioia, il santo di Dio si drizzò presso la mangiatoia. E la sua voce, la sua voce forte e dolce, la sua voce chiara e sonora, trascinò gli uditori a ricercare il bene supremo».
Frate Francesco predica alla folla. «Con parole d'una dolcezza squisita, parla del povero re nato quella notte che è il Signore Gesù, nella città di David. E, ogni volta che vuole pronunciare il nome di Gesù, ecco che egli è tutto arso dal fuoco del suo amore, e che, invece di dirgli questo nome, lo chiama teneramente il Bambino di Betlemme! E, questa parola Betlemme, la dice col tono d'un agnello belante; e quando ha proferito il nome di Gesù, lascia scivolare la lingua sulle labbra, come per assaporare la dolcezza che quel nome ha sparso dietro di sé, passando su quelle labbra. E non fu che molto tardi che terminò quella santa notte di vigilia, e che ciascuno, con il cuore pieno di gioia,

se ne ritornò alla sua casa».
«In seguito, questo luogo, dove era stato piantato il presepe, fu consacrato al Signore con l'erezione di un tempio; e sopra la mangiatoia fu alzato un altare in onore del nostro beato Padre Francesco: così che, là dove poco prima le bestie senza ragione mangiavano il fieno dalla greppia, oggi gli uomini, per la salute delle loro anime e del loro corpo, ricevono l'Agnello immacolato, Nostro Signore Gesù Cristo, che, spinto da ineffabile amore, ha dato la sua carne per la vita del mondo, e che, col Padre e lo Spirito Santo, vive e regna in somma grandezza per tutti i secoli dei secoli. Così sia!».

 

 

Gloria all'abbondanza del tuo inenarrabile amore! La tua porta è aperta, Signore, ma nessuno entra la tua gloria è manifesta, ma nessuno (vi) fissa gli occhi
la tua luce è sorta nelle pupille, ma non vogliamo vedere la tua mano è tesa a dare, ma nessuno prende tu inciti tramite seduzioni, ma non acconsentiamo tu sbalordisci con cose terribili

miste a misericordia, ma (noi) non accorriamo a te. Dio nostro, buono, abbi pietà della nostra miseria. Creatore nostro, dolce, fascia le nostre ferite. Padre nostro, ripieno di clemenza, persuaditi
a costringerci ad avvicinarci a te, visto che noi non vogliamo persuaderti. Fa' uscire, Signore, la nostra anima, dalla prigione nella quale ci siamo rinchiusi, verso la vera luce, anche se noi non vogliamo.
Prevalga su di noi, Signore, la tua forza e ci faccia uscire dal torpore al quale siamo inclini. Alza, Signore, da davanti ai nostri occhi tutti i veli dei quali è coperta la vista della nostra anima, che le impediscono di vedere la tua vera luce. Che in essa, continuamente senza interruzione, siamo spogliati, con i volti scoperti e restiamo nel desiderio di lui e nella dolcezza della sua bellezza per i secoli dei secoli. Amen.

 

 

Dio artista delle nostre vite

 

Il Signore guida ciascuno per la propria strada, e ciò che chiamiamo "destino" è l'opera sua d'artista,

dell'artista divino che si prepara la materia e la forma per diverse vie: con lievi tocchi di dita
ma anche a colpi di scalpello. Non è materia inerte quella che Dio lavora. La sua più grande gioia di creatore è che nasce la vita sotto la sua mano,
che vita gli sgorga incontro, quella vita che vi ha posto dentro egli stesso e che ora dal di dentro risponde ai tocchi lievi delle dita,
ai colpi di scalpello. È così che collaboriamo alla sua opera d'artista.

 

 

Ricordare le prediche

Una domenica, verso mezzogiorno, una giovane donna stava lavando l'insalata in cucina, quando le si avvicinò il marito che, per prenderla in giro, le chiese:
«Mi sapresti dire che cosa ha detto il parroco nella predica di questa mattina?».
«Non lo ricordo più», confessò la donna.
«Perché allora vai in chiesa a sentir prediche, se non le ricordi?».
«Vedi, caro: l'acqua lava la mia insalata e tuttavia non resta nel paniere; eppure la mia insalata è completamente lavata».

 

 

Un padre orientale ai suoi figli

Un padre orientale, ormai al passo supremo della vita, così si rivolse ai suoi figli:
"Figli cari, abbiate un sogno! Abbiate un bel sogno, il sogno di tutta la vita.
La vita umana che ha un sogno è lieta. Una vita che segue un sogno si rinnova di giorno in giorno.
Figli miei cari, abbiate un sogno, passate la vita cercando di realizzare quest'unico sogno, senza distogliervi lo sguardo, senza sostare, avanzando sempre sulla stessa strada.
Ma ricordate: se questo sogno sarà piccolo, anche il frutto della vostra vita sarà piccolo; se questo sogno sarà basso, anche la vostra vita sarà meschina.
Ma se il vostro sogno sarà bello, sarà grande, sarà originale, anche la vostra vita sarà bella, grande, originale.
Un sogno così non può avere di mira l'interesse egoistico; il vostro dev'essere un sogno che mira a rendere liete non soltanto le persone tutte, ma l'intera umanità, anche quelli che verranno dopo di voi.
Se il vostro sogno sarà cosa che fa gioire tutta l'umanità, farà gioire anche il Signore".

 

 

Mercoledì delle Ceneri

Papa Paolo VI

 

Date un pensiero al rito dell'imposizione delle Ceneri. Meriterebbe una prefazione storica, che lo fa risalire all'antico Testamento (Cfr. ad es. Ier. 25, 34; Iud. 9, 1; Dan. 9, 3, etc.), e lo travasa nel nuovo (Cfr. Luc. 10, 13; Matth. 11, 21), e poi nella prassi dei primi secoli cristiani e nei seguenti. Ma guardatene il senso, il pessimismo cioè che grava sulla vita umana nel tempo; rileggete uno dei libri, sapienziali, e in certo senso, quasi sconcertante, della Bibbia, l'Ecclesiaste (ora indicato col termine ebraico Qohèlet), che comincia con le famose parole, adatte per un cimitero dell'umanità senza speranza: «vanità della vanità, tutto è vanità» (Eccl. 1, 1); e ripensate al pauroso verismo di certa letteratura e di certa filosofia contemporanea; e vi convincerete della sincerità della Chiesa nella sua pedagogia spirituale; ella non può passare sotto silenzio l'esperienza della morte e del dissolvimento, a cui la nostra temporale esistenza è condannata. Ma con questa immediata rettifica ad una concezione disperata del nostro vero destino: la vita, in Cristo, sarà vittoriosa. E cioè bisogna ricordare e scoprire l'aspetto positivo della quaresima, cioè della penitenza cristiana. Essa non è voluta e promossa per offendere e per rattristare l'uomo, insaziabilmente avido di vita, di pienezza, di felicità, ma per ammaestrarlo e per condurlo, mediante l'arduo cimento della penitenza, alla conquista, o meglio alla riconquista del «paradiso perduto». Periodo perciò di riflessione si apre davanti a noi. È la concezione, in fondo, della nostra vita che passa all'analisi della coscienza cristiana; è l'autocritica fondamentale, è la filosofia che sfocia nella sapienza, è lo sforzo di salvataggio, dall'inevitabile naufragio travolgente, che accetta la mano salvatrice di Cristo, che ci è offerta in questa palestra spirituale. Procuriamo di comprendere, cerchiamo di profittarne.

 

 

Quaresima in famiglia

 

LUNEDI: rilettura in famiglia della Parola di Dio ascoltata in chiesa la domenica precedente.
MARTEDI: giorno della carità. Avvicinarsi ad una persona bisognosa di conforto, collega di lavoro, anziani, amici di scuola, ammalati, orfani ecc.
MERCOLEDI: giorno della rinuncia a qualche cosa che ci costa: sigaretta, alcolici, dolci, bibite ecc. Una rinuncia che fa bene.
GIOVEDI: giorno del dialogo con tutti, specialmente con chi non ci è simpatico e ci ha offeso.
VENERDI: giorno della conversione, della confessione, del ritorno a Dio. Il figlio prodigo che ciascuno di noi è deve ritornare al Padre. ASTENERSI DALLA TV.
SABATO: giorno a vivere in compagnia della Madonna. La preghiera del rosario può essere fatta anche durante il lavoro in campagna, nei supermercati e negozi, nelle fabbriche e mentre si guida.
DOMENICA: giorno in cui la famiglia incontra l'Eucaristia e la comunità cristiana. Giorno in cui si porta l'offerta della settimana destinata al Signore ed ai nostri fratelli bisognosi.

 

 

 Digiunare

 

Fa' digiunare il nostro cuore: che sappia rinunciare a tutto quello che l'allontana dal tuo amore, Signore, e che si unisca a te più esclusivamente e più sinceramente.
Fa' digiunare il nostro orgoglio, tutte le nostre pretese, le nostre rivendicazioni, rendendoci più umili e infondendo in noi come unica ambizione, quella di servirti.
Fa' digiunare le nostre passioni, la nostra fame di piacere, la nostra sete di ricchezza, il possesso avido e l'azione violenta; che nostro solo desiderio sia di piacerti in tutto.
Fa' digiunare il nostro io, troppo centrato su se stesso, egoista indurito, che vuol trarre solo il suo vantaggio: che sappia dimenticarsi, nascondersi, donarsi.
Fa' digiunare la nostra lingua, spesso troppo agitata, troppo rapida nelle sue repliche, severa nei giudizi, offensiva o sprezzante: fa' che esprima solo stima e bontà.
Che il digiuno dell'anima, con tutti i nostri sforzi per migliorarci, possa salire verso di te come offerta gradita,meritarci una gioia più pura, più profonda.

 

 

L'amore del dono

Madre Teresa di Caclutta

 

Prego per voi, perché possiate conservare nei vostri cuori la gioia di amare Dio, la gioia dell'amore e della bontà, e di condividere questa gioia con tutti quelli con i quali vi trovate,
con le persone che lavorano al vostro fianco, davanti a tutti i membri della vostra stessa famiglia. Quello che importa non è la quantità del dono,
bensì l'intensità dell'amore con cui lo diamo. C'è qualcosa in più di cui vi posso parlare: della mia esperienza con i Poveri più poveri.
Devo ancora trovare la prima donna Povera disposta ad abortire. Senza dubbio darà alla luce suo figlio. È possibile che abbandoni la sua creatura sulla strada, ma non sarà lei a eliminare suo figlio.
È un qualcosa che dobbiamo imparare dai Poveri: la grandezza del loro amore per il figlio. Preghiamo. Chiediamo a nostro Signore che non si allontani dal nostro fianco nel momento della tentazione.
Perché allo stesso modo in cui fu tentato Gesù, il diavolo tenterà anche noi. Non dobbiamo aver paura, perché Dio è amore.
Se Dio ci ama, dal momento che lui è Padre amoroso, non smetterà di aiutarci. Quando ci rendiamo conto di aver commesso un errore,
andiamo da lui e diciamogli: «Dio mio, mi spiace! Sono pentito!».

 

 

La mensa

Alla mensa di Dio c'è posto per tutti c'è posto anche per me. Alla mensa di Dio non ci sono differenze né discriminazioni e l'invito è libero senza costrizioni.
Alla mensa di Dio troveremo il Pane per sfamarci non porteremo regali niente doni niente inviti da ricambiare solo noi con il nostro niente.
Alla mensa di Dio Dio ci guarderà prenderà il Pane e dirà: "Alla mensa di Dio c'è solo un segreto chi ha patito sulla Terra la fame o la sete è invitato
ma chi non si è spezzato e chi non mi ha sfamato quando sulla Terra l'ho incontrato busserà invano e non troverà niente!".

 

 

Giovane, fermati un istante
A te giovane, che forse sei già stanco di vivere e di lottare, di credere e di amare, a te che in questo momento ti senti solo e insicuro, a te che sei deluso per come vanno le cose,

a te che soffri per la falsità degli uomini, a te che sei senza lavoro, a te che chiedi amore e ti viene dato sesso, a te che hai cercato solo nel piacere il senso della vita,

a te che hai creduto invano nella violenza e nella droga, a te che il divertimento e il denaro non bastano più, a te che forse pensi di farla finita,
a te che non credi più a niente ma non smetti di cercare, a te cui manca una ragione per vivere, a te che non hai ancora deciso cosa fare della vita,
a te che hai provato tutto eccetto Cristo:
fermati e rifletti un p
ò perché forse tu cerchi le cose belle e buone della vita, forse tu cerchi ancora Dio.

 

 

L'agnello immolato ci strappò dalla morte

Molte cose sono state predette dai profeti riguardanti il mistero della Pasqua, che è Cristo, «al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen» (Gal 1, 5, ecc.).
Egli scese dai cieli sulla terra per l'umanità sofferente; si rivestì della nostra umanità nel grembo della Vergine e nacque come uomo. Prese su di sé le sofferenze dell'uomo sofferente attraverso il corpo soggetto alla sofferenza, e distrusse le passioni della carne. Con lo Spirito immortale

distrusse la morte omicida. Egli infatti fu condotto e ucciso dai suoi carnefici come un agnello, ci liberò dal modo di vivere del mondo come dall'Egitto, e ci salvò dalla schiavitù del demonio come dalla mano del Faraone. Contrassegnò le nostre anime con il proprio Spirito e le membra del nostro corpo con il suo sangue.
Egli è colui che coprì di confusione la morte e gettò nel pianto il diavolo, come Mosè il faraone. Egli è colui che percosse l'iniquità e l'ingiustizia, come Mosè

 condannò alla sterilità l'Egitto. Egli è colui che ci trasse dalla schiavitù alla libertà, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dalla tirannia al regno eterno. Ha fatto di noi un sacerdozio nuovo e un popolo eletto per sempre. Egli è la Pasqua della nostra salvezza. Egli è colui che prese su di sé le sofferenze di tutti. Egli è colui che fu ucciso in Abele, e in Isacco fu legato ai piedi. Andò pellegrinando in Giacobbe, e in Giuseppe fu venduto. Fu esposto sulle acque in Mosè, e nell'agnello fu sgozzato. Fu perseguitato in Davide

e nei profeti fu disonorato. Egli è colui che si incarnò nel seno della Vergine, fu appeso alla croce, fu sepolto nella terra e, risorgendo dai morti, salì alle altezze dei cieli. Egli è l'agnello che non apre bocca, egli è l'agnello ucciso, egli è nato da Maria, agnella senza macchia. Egli fu preso dal gregge, condotto all'uccisione, immolato verso sera, sepolto nella notte. Sulla croce non gli fu spezzato osso e sotto terra

non fu soggetto alla decomposizione. Egli risuscitò dai morti e fece risorgere l'umanità dal profondo del sepolcro.

 

 

Pasqua, festa dei macigni rotolati

Vorrei che potessimo liberarci dai macigni che ci opprimono, ogni giorno: Pasqua è la festa dei macigni rotolati. E' la festa del terremoto.
La mattina di Pasqua le donne, giunte nell'orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro.
Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme messa all'imboccatura dell'anima che non lascia filtrare l'ossigeno, che opprime in una morsa di gelo; che blocca ogni lama di luce, che impedisce la

comunicazione con l'altro.
E' il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell'odio, della disperazione del peccato. Siamo tombe alienate. Ognuno con il suo sigillo di morte.
Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l'inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi e se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeterà finalmente il miracolo che contrassegnò la resurrezione di Cristo.

 

 

Solo quando avremo taciuto

 

Solo quando avremo taciuto noi, Dio potrà parlare. Comunicherà a noi solo sulle sabbie del deserto.
Nel silenzio maturano le grandi cose della vita: la conversione, l'amore, il sacrificio.
Quando il sole si eclissa pure per noi, e il Cielo non risponde al nostro grido, e la terra
rimbomba cava sotto i passi, e la paura dell'abbandono rischia di farci disperare, rimanici accanto.
In quel momento, rompi pure il silenzio: per dirci parole d'amore! E sentiremo i brividi della Pasqua.

 

 

Uno dei monaci del monastero

di Sceta commise una grave mancanza, e così fu chiamato l'eremita più saggio

perché potesse giudicarla.

L'eremita si rifiutò, ma i monaci insistettero tanto che lui finì per andare. Prima, però, prese un secchio e lo forò in vari punti.

Poi, lo riempì di sabbia e s'incamminò verso il convento.

Il superiore, vedendolo entrare,

gli domandò che cosa fosse.
"Sono venuto a giudicare il mio prossimo - disse l'eremita -.

I miei peccati stanno scorrendo

dietro di me, come scorre la sabbia di questo secchio. Ma, siccome non mi guardo alle spalle e non mi rendo conto dei miei stessi peccati, sono stato chiamato a giudicare il mio prossimo!".
I monaci allora rinunciarono alla punizione all'istante.

 

 

Abbiamo fatto tutto?

Signore, abbiamo vissuto questa giornata come l'avresti vissuta tu?
Siamo stati pazienti, umili, premurosi? Siamo stati attenti a chi ci veniva incontro?
Abbiamo risposto a quelli che domandavano? Abbiamo abbracciato quelli che piangevano?
Abbiamo sorriso con tenerezza a quelli che ci sorridevano?
Abbiamo donato dei fiori prima del pane? Abbiamo irradiato la tua gioia?
Siamo stati fratelli per i nostri fratelli? Se non abbiamo fatto questo, perdonaci, Signore.
E anche se l'abbiamo fatto, non è ancora abbastanza. Così ti preghiamo: infiammaci d'amore ogni giorno un po' di più.

 

 

Preghiera di un padre

Io prego di riuscire a permettere a mio figlio di vivere la sua vita e non quella che

io vorrei avere vissuto.
Perciò fa' che non metta sulle sue spalle il fardello di ciò che io non sono riuscito a fare.
Aiutami a vedere oggi i suoi errori in prospettiva della lunga strada che deve percorrere e concedimi la grazia di avere la pazienza quando il suo passo è lento.
Donami la saggezza di sapere quando sorridere delle monellerie della sua età e quando mostrare fermezza contro gli impulsi che egli teme e non può dominare.
Aiutami a percepire l'angoscia del suo cuore in mezzo al frastuono delle parole piene di rabbia e nel gergo del suo cupo silenzio; e, dopo averla percepita, dammi la capacità di riempire l'abisso che c'è tra

noi con la comprensione.
Prego di potere alzare la mia voce più per la gioia di ciò che egli è che per il dispiacere di ciò che non è, cosicché ogni giorno egli possa crescere nella fiducia in se stesso.
Aiutami a guardare a lui con affetto autentico in modo che lui possa fare

lo stesso nei confronti degli altri.
E poi dammi la forza, o Signore, di lasciarlo libero affinché possa andare con

decisione per la sua strada.

 

 

Etica

Alcuni dicono che comportarsi bene, se non significa fare ciò che giova a un determinato individuo in un determinato momento, significa tuttavia fare ciò che giova all'insieme del genere umano; e che quindi in questo non c'è niente di misterioso. Gli esseri umani, in fin dei conti, non sono privi di senno, e capiscono che si può essere veramente sicuri o felici soltanto in una società nella quale ognuno agisca correttamente; per questo cercano di comportarsi bene. Ora, è verissimo che sicurezza e felicità possono derivare soltanto dall'onestà, equità e gentilezza reciproca degli individui, classi e nazioni. E' una delle verità più importanti del mondo. Ma come spiegazione del nostro modo di sentire riguardo al giusto e all'ingiusto, alla ragione e al torto, è fuor di proposito. Se io chiedo: "Perché dovrei essere altruista?" e voi rispondete: "Perché giova alla società", io posso ribattere: "Perché dovrei curarmi di ciò che giova alla società, quando non giova a me personalmente?"; e voi allora dovrete dire: "Perché bisogna essere altruisti", il che ci riporta al punto di partenza. Dite una cosa vera, ma non fate un passo avanti.

Il tempo

E un astronomo disse: Maestro, parlaci del Tempo
Il tempo è senza inizio nell'ordito di un tessuto dove il silenzio, nell'affaticare dell'universo tace e voi vorreste misurare il ritmo dell'universo, l'incommensurabile e l'immenso.
Vorreste regolare il vostro comportamento e dirigere il corso del vostro spirito secondo le ore e le stagioni.
Del tempo vorreste fare un fiume per sostare presso la sua riva e guardarlo fluire. Ma l'eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo.
E sa che l'oggi non è che il ricordo di ieri, e il domani il sogno di oggi. E ciò che in voi è canto e contemplazione dimora quieto entro i confini di quel primo attimo in cui le stelle furono disseminate nello spazio. Chi di voi non sente che la sua forza d'amore è sconfinata? E chi non sente che questo autentico amore, benché sconfinato, è racchiuso nel centro del proprio essere, e non passa da pensiero d'amore a pensiero d'amore, né da atto d'amore ad atto d'amore? E non è forse il tempo, così come l'amore, indiviso e immoto.
Ma se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre, e che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con l'attesa.

O fuoco giocondo dello Spirito

O fuoco giocondo dello Spirito, fonte dell'unità che riflette la diversità, tu metti d'accordo anche le cose contrarie: l'eterno e il temporale, l'immaginario e il reale, il particolare e l'universale, la forza e l'umiltà, il movimento e la stabilità, l'efficacia dell'agire e il gesto gratuito, il giorno e la notte, il riposo e l'azione... Unifica la mia vita al di sopra di ogni contraddizione!
Spirito, fonte di unità, insegnami a raccogliere anche la più piccola perla di felicità. Insegnami ad assaporare le piccole gioie: la notte brumosa che si trasforma in giorno, l'aroma del caffè, la strada che si sveglia, il riso dei ragazzi che vanno a scuola...
Spirito, fonte di unità, fonte delle gioie dell'infanzia ritrovata, riscalda il mio cuore disincantato, stendi i tuoi colori sul grigio dell'uniformità, libera in me il canto della vita che dice grazie per ogni briciola di felicità.

Il si della mia risposta

 

Vergine Immacolata, prendi il sì della mia risposta alla chiamata dei Signore e custodiscilo dentro il tuo sì, meravigliosamente fedele. Donami la gioia e la speranza
che trasmettesti ad Elisabetta entrando nella sua povera casa. Fa' che la passione di salvare mi renda missionario infaticabile,
povero di mezzi e di cose, puro e trasparente nei sentimenti, totalmente libero per donarmi veramente agli altri.
Rendimi umile e obbediente fino alla Croce per essere una cosa sola con Gesù, Dio disceso dal cielo per salvarmi. O Maria, affido a te tutte le persone
che ho incontrato e che incontrerò nel viaggio della fede: illuminaci il cammino, riscaldaci il cuore, portaci alla casa e alla festa dell'Amore che non avrà mai fine. Amen.

Abbiamo fatto tutto???

 

Signore, abbiamo vissuto questa giornata come l'avresti vissuta tu?
Siamo stati pazienti, umili, premurosi? Siamo stati attenti a chi ci veniva incontro?
Abbiamo risposto a quelli che domandavano? Abbiamo abbracciato quelli che piangevano?
Abbiamo sorriso con tenerezza a quelli che ci sorridevano?
Abbiamo donato dei fiori prima del pane? Abbiamo irradiato la tua gioia?
Siamo stati fratelli per i nostri fratelli? Se non abbiamo fatto questo, perdonaci, Signore.
E anche se l'abbiamo fatto, non è ancora abbastanza. Così ti preghiamo: infiammaci d'amore ogni giorno un po' di più.

Il monaco e la brocca

 

C'era un monaco che viveva da parecchi anni in un monastero: giovane esuberante e facoltoso, aveva lasciato ogni

cosa per diventare santo. Prima aveva le mani come l'avorio, ora incallite come le squame dei coccodrilli; prima il suo volto era liscio e rasato, la sua capigliatura lucida di unguenti, la sua toga adorna di fermagli d'argento: ora, tosato come una pecora, portava sotto la tonaca un duro cilicio. Aveva sì domato la carne, ma una passione ancora resisteva tenace:

la tendenza ad adirarsi. Se un fratello nel mietere lasciava indietro una spiga, subito gli strappava di mano la falce con gesto iracondo. Se al vicino di stallo sfuggiva una nota falsa nel coro, arrotava i denti e gli allungava una gomitata. Un giorno si presentò all'Abate: "Padre - gli disse - ben vedo che non sono fatto per vivere con i fratelli: trovo in loro continue occasioni di peccato. Io mi figuravo che i monaci fossero tutti perfetti, invece mi sono d'inciampo. Mi ritirerò nel deserto, al di là del fiume. Laggiù, solo con Dio, non avrò più occasione di adirarmi". E trascurando gli ammonimenti dell'Abate, prese con sé una brocca per attingere acqua dal fiume e se ne partì. Sdraiato sulla tiepida arena, dormì il più bel sonno di vita sua. Poi cantò i suoi dodici salmi senza una nota stonata, e pregò con fervore. Com'era quieto e felice in quella

solitudine, in quel silenzio! Ora occorreva andare al fiume per attingere acqua. Andò e tornò, salmeggiando quasi come in estasi. Ma - che è che non è - la brocca si rovesciò, e giù tutta l'acqua a correre per l'arena. "Pazienza!" disse il monaco, e rifece la via andata e ritorno, quieto come l'olio, meditando sulla morte.
Posò a terra la brocca, e di nuovo quella gli sfuggì di mano. Vi rimase un po' di umidore, ma dentro neppure una goccia. "Maledizione! Cos'è mai questo? Il diavolo mi vuole tentare. Orsù, pazienza!". Trafelato, riprende la via, attinge e fa ritorno. E la brocca rotola a terra una terza volta. "Maledetta sii tu! Vattene al diavolo!". Una pedata furiosa e

la brocca va in cento pezzi. Sferra calci ai frantumi, e solleva un polverone di sabbia. Il povero giovane ha capito, e torna piangendo al monastero. "Padre mio, mea culpa!" dice all'Abate. "Ho rotto la brocca a furia di calci: ecco qua i cocci. La causa delle mie collere non è la compagnia dei fratelli: il nemico (e si picchiava il petto) è qui dentro".

"Signore -dissi- là, su un ramo c'è un corvo. So bene che la tua maestà non può abbassarsi fino a chi ti parla. Tuttavia ho bisogno di un segno.

Quando avrò finito la mia preghiera, fa' volar via quel corvo. Ciò sarà per me come un cenno, una prova che non sono completamente solo al mondo...".
Fissai l'uccello, ma questi non si mosse dal ramo. Allora mi rivolsi nuovamente alla pietra: "Signore! - dissi - hai certamente ragione. La tua maestà non può degnarsi di accogliere le mie sollecitazioni. Se il corvo fosse volato via, io sarei ancora più triste, perché un tale segno io non l'avrei ricevuto che da uno come me, dunque da me stesso. Sarebbe stato ancora un riflesso del mio desiderio. E ancora non avrei incontrato che la mia solitudine". E dopo essermi prostrato, mi allontanai. Ma proprio allora la mia disperazione cedette a una serenità singolare quanto inaspettata.

Amate i vostri nemici

Tutti vi dicono: «Tenetevi cari i vostri amici, perché altrimenti potrete rimanere soli!» Ma io vi dico: «Fatevi sempre nuovi amici, così tanti non saranno più soli!»
Tutti vi dicono: «State attenti ai compagni cattivi, perché vi possono creare fastidi!» Ma io vi dico: «Createvi dei fastidi per i compagni cattivi. Il bene deve essere diffuso».
Tutti vi dicono: «Mettetevi insieme a quelli bravi, a quelli intelligenti, a quelli educati». Ma io vi dico: «State vicino a quelli più in difficoltà, ai più timidi, ai più poveri,

a quelli presi in giro da tutti». Tutti vi dicono: «Non andate con chi non conoscete». Ma io vi dico: «Fate che nessuno sia per voi uno sconosciuto». Solo così ci sarà più gioia.

Ho trovato una mano che mi aiuta

Ho trovato una mano che mi aiuta
Una spalla forte a cui appoggiarmi
Un sorriso gentile che mi rallegra
Un'amicizia buona da cui dipendere

A volte temo che possa dissolversi
Anche se è sempre nei miei pensieri
Mentre passo i miei giorni
Intrappolato nel buio

Ne hanno portato via un altro
Un amico che non rivedrò più
Sono debole, sto impazzendo
Che cosa posso fare?

Troppe cose, a catena, non vanno
Troppe per poterle contare
Non riesco più a sopportarle

...e tu?

Preghiera di un giovane incerto

Signore,
Tu mi chiami ed io

ho paura di dire "sì",
Tu mi vuoi, ed io cerco di sfuggirti,
Tu mi domandi di invadere

la mia vita, ed io mi rifiuto.
E' anche perché io non vedo chiaro
tutto quello che Tu attendi da me.
Tu attendi un dono completo.
Io, a volte sono pronto a farlo,
ma poi mi "riprendo" ed esito,
considerando troppo quello

che devo abbandonare.
Intanto Tu aspetti...
Sono incerto,...
Signore dammi la forza

di non rifiutarti.

Ama i tuoi amici

Tutti vi dicono: «Tenetevi cari i vostri amici, perché altrimenti potrete rimanere soli!»

Ma io vi dico: «Fatevi sempre nuovi amici, così tanti non saranno più soli!»
Tutti vi dicono: «State attenti ai compagni cattivi, perché vi possono creare fastidi!»

Ma io vi dico: «Createvi dei fastidi per i compagni cattivi. Il bene deve essere diffuso».
Tutti vi dicono: «Mettetevi insieme a quelli bravi, a quelli intelligenti, a quelli educati».

Ma io vi dico: «State vicino a quelli più in difficoltà, ai più timidi, ai più poveri,

a quelli presi in giro da tutti». Tutti vi dicono: «Non andate con chi non conoscete». Ma io vi dico: «Fate che nessuno sia per voi uno sconosciuto». Solo così ci sarà più gioia.

Come lupo nella steppa

Quando attorno a te c'è quiete e tu ti fermi terrorizzato, quando il lavoro diventa una fuga dall'angoscia e dalla responsabilità, quando senti battere in te il cuore crudele e maligno del lupo della steppa, allora non cercare un narcotico nel rumore e nella fretta snervante. Fissa risolutamente la tua immagine finché non avrai trovato il fondo.

Ero lungo la strada

Ero lungo la strada, battuta dal vento gelido e sedevo per terra appesantito dalla noia, vestito come un misero straccione.
Tu, Signore, sei passato, mi hai guardato e i nostri occhi si sono incontrati.
I miei erano come spenti, ma i tuoi erano luminosi come il sole. Tu mi hai preso per mano e mi hai voluto con te. Non ti conoscevo e nulla sapevo di te.
Potevi prenderti uno che ti conosceva, uno meno sporco di me, uno meno sbagliato di me. Invece, no: hai voluto proprio me.
Non so proprio cosa hai visto di interessante in me! Non te lo chiedo nemmeno tanto so che non valgo niente. Eppure hai scelto proprio me, ultimo fra gli ultimi, per farmi diventare un capolavoro del tuo cuore.
Come non ringraziarti, Signore, ora che, con te, la vita mi è diventata più preziosa di mille pezzi d'oro fino?
Ora che i miei stracci sono cambiati in una veste regale e da uomo insignificante e inutile sono diventato cellula viva
del tuo corpo, pieno di affascinante mistero, come non cantare la tua lode, come non adorarti presente e operante in me?
Amen.

Lo scorpione

Un monaco si era seduto a meditare sulla riva di un ruscello. Quando aprì gli occhi, vide uno scorpione che era caduto nell'acqua e lottava disperatamente per stare a galla e sopravvivere.
Pieno di compassione, il monaco immerse la mano nell'acqua, afferrò lo scorpione e lo posò in salvo sulla riva.
L'insetto per ricompensa si rivoltò di scatto e lo punse provocandogli un forte dolore.
Il monaco tornò a meditare, ma quando riaprì gli occhi, vide che lo scorpione era di nuovo caduto in acqua e si dibatteva con tutte le sue forze. Per la seconda volta lo salvò e anche questa volta lo scorpione punse il suo salvatore fino a farlo urlare per il dolore.
La stessa cosa accadde una terza volta. E il monaco aveva le lacrime agli occhi per il tormento provocato dalle crudeli punture alla mano. Un contadino che aveva assistito alla scena esclamò: «Perché ti ostini ad aiutare quella miserabile creatura che invece di ringraziarti ti fa solo male?».
«Perché seguiamo entrambi la nostra natura» rispose il monaco. «Lo scorpione è fatto per pungere e io sono fatto per essere misericordioso».

Se siamo uniti, Gesù è fra noi

Se siamo uniti, Gesù è fra noi. E questo vale. Vale più d'ogni altro tesoro che può possedere il nostro cuore: più della madre, del padre,

dei fratelli, dei figli. Vale più della casa, del lavoro, della proprietà; più delle opere d'arte d'una grande città come Roma, più degli affari nostri, più della natura che ci circonda con i fiori e i prati, il mare e le stelle: più della nostra anima! È lui che, ispirando i suoi santi con le sue eterne verità, fece epoca in ogni epoca.
Anche questa è l'ora sua: non tanto d'un santo, ma di lui; di lui fra noi, di lui vivente in noi, edificanti — in L'unita d'amore —

il Corpo mistico suo. Ma occorre dilatare il Cristo; accrescerlo in altre membra; farsi come lui portatori di Fuoco. Far uno di tutti e in tutti l'Uno! E allora viviamo la vita che egli ci dà attimo

per attimo nella carità. E comandamento base l'amore fraterno. Per cui tutto vale cio che è espressione di sincera fraterna carità. Nulla vale di ciò che facciamo se in esso non vi è il sentimento d'amore per i fratelli: che Iddio è Padre e ha nel cuore sempre e solo i figli.

 

Inno alla vergine

Dante, Paradiso

Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'eterno consiglio,

tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore,
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l'amore
per lo cui caldo ne l'eterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se' a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra i mortali,
se' di speranza fontana vivace.

Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia ed a te non ricorre,
sua distanza vuol volare sanz' ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in cretura è di bontate.

Santità è

L'impegno di ogni giorno vissuto con gioia.
La forza di sorridere anche

nei momenti più duri.
Dio incontrato in ogni istante della vita.
Accoglienza incondizionata di ogni fratello.
Preghiera che si incarna nella vita e vita che diventa preghiera.
Impegno perché la giustizia sia realtà per tutti.
Dono semplice del proprio essere.
Accogliere ogni minuto come dono di Dio e ringraziare di cuore.
Ardere che Dio accompagna e benedice ogni nostra azione, ogni nostro pensiero.
E' il coraggio della verità, della libertà,

della giustizia.
E' costruire la pace attraverso i

piccoli gesti di ogni giorno.
E' lasciare che la Parola di Dio

illumini la nostra vita.
E' il paradiso raggiunto nel quotidiano.
E' gratuità, generosità, condivisione.
E' dare e ricevere.

Ama i tuoi amici
Tutti vi dicono: «Tenetevi cari i vostri amici, perché altrimenti potrete rimanere soli!» Ma io vi dico: «Fatevi sempre nuovi amici, così tanti non saranno più soli!»
Tutti vi dicono: «State attenti ai compagni cattivi, perché vi possono creare fastidi!» Ma io vi dico: «Createvi dei fastidi per i compagni cattivi. Il bene deve essere diffuso».
Tutti vi dicono: «Mettetevi insieme a quelli bravi, a quelli intelligenti, a quelli educati». Ma io vi dico: «State vicino a quelli più in difficoltà, ai più timidi, ai più poveri, a quelli presi in giro da tutti». Tutti vi dicono: «Non andate con chi non conoscete». Ma io vi dico: «Fate che nessuno sia per voi uno sconosciuto». Solo così ci sarà più gioia.

Amore ti amerò per sempre

Anche il mio cuore pare

librarsi festoso nell'aria
mentre ti accolgo, amore,

 illuminando la mia casa.
Ora anche il tempo si è fermato

e in ogni dove brilla la luce
rinasce gioia e speranza che leggo nei tuoi occhi trasparenti.
Entra, come un raggio di sole che riscalda, quel tuo amore semplice
tessuto e ricamato come un diadema da quelle abili mani del Vasaio.
Incastonato come pietra preziosa nel nostro anello sponsale,
adorna prezioso le nostre mani il SI' che abbiamo offerto a Dio dall'altare.
Muoiono per sempre freddo e solitudine, trovando pace al tuo focolare;
e anche quando si fa sera, so che sei là ad aspettarmi, perché mi ami.
Raccontami, dove hai attinto quel riflesso e la dolcezza per volermi bene?
Oso pensare che fra le ali del vento hai varcato le porte dell'infinito
per cercarmi, sconvolgere la mia vita e stregare per sempre il mio cuore.
E così si è compiuto il miracolo di chi sa amare donandosi amore.
Restami accanto, camminiamo insieme, mano nella mano verso l'orizzonte;
sostieni il mio passo, dammi la vita, regalami un sorriso, perché l'amore è dono.
Esultiamo nei cuori che battono all'unisono e sfoceremo verso il mare aperto,
Madre e Padre, a immagine del Dio fecondo, daremo frutti come l'albero di vita.
Poveri o ricchi, che importa, se amandoci come siamo, tocchiamo il cielo con un dito,
restando immobili per contemplar felici gli occhi che sanno di mistero.
Eterno amore abbiamo giurato sull'altare, e così sia, per sempre innamorati.

 

 

Quando finisce la notte

Un vecchio rabbino domandò una volta ai suoi allievi da che cosa si potesse riconoscere il momento preciso in cui finiva la notte e cominciava il giorno.
"Forse da quando si può distinguere con facilità un cane da una pecora?". "No", disse il rabbino. "Quando si distingue un albero di datteri da un albero di fichi?".
"No", ripeté il rabbino. "Ma quand'è, allora?", domandarono gli allievi.
Il rabbino rispose: "E' quando guardando il volto di una persona qualunque, tu riconosci un fratello o una sorella. Fino a quel punto è ancora notte nel tuo cuore".

 

 

T'ho trovato

T'ho trovato in tanti luoghi, Signore! T'ho sentito palpitare nel silenzio altissimo d'una chiesetta alpina, nella penombra del tabernacolo
di una cattedrale vuota, nel respiro unanime d'una folla che ti ama e riempie le arcate della tua chiesa di canti e d'amore.
T'ho trovato nella gioia, ti ho parlato al di là del firmamento stellato, mentre a sera, in silenzio, tornando dal lavoro a casa.
Ti cerco e spesso ti trovo. Ma dove sempre ti trovo è nel dolore. Un dolore un qualsiasi dolore è come il suono della campanella
che chiama la sposa di Dio alla preghiera. Quando l'ombra della croce appare, l'anima si raccoglie
nel tabernacolo del suo intimo e scordando il tintinnio della campana ti «vede» e ti parla. Sei Tu che mi vieni a visitare.
Sono io che ti rispondo: «Eccomi Signore, Te voglio, Te ho voluto». E in quest'incontro l'anima non sente il dolore, ma è come inebriata del tuo amore:
soffusa di Te, impegnata di Tu: io in Te, Tu in me, affinché siamo uno. E poi riapro gli occhi alla vita, alla vita meno vera,
divinamente agguerrita, per condurre la tua guerra.

L'educazione

Quand'ero adolescente - raccontava un uomo ad un amico - mio padre mi mise in guardia da certi posti in città. Mi disse: "Non andare mai in una discoteca, figlio mio".
"Perché no, papà?", domandai. "Perché vedresti cose che non dovresti vedere". Questo, ovviamente, suscitò la mia curiosità. E alla prima occasione andai in una discoteca.
"E hai visto qualcosa che non dovevi vedere?", domandò l'amico. "Certo", rispose l'uomo. "Ho visto mio padre".

Un bambino in piedi sul letto nel suo pigiamino rosso punta il dito contro la mamma e fieramente dichiara: "In non voglio essere intelligente. Io non voglio essere beneducato.

Io voglio essere come papà!". L'esempio non è uno dei tanti metodi per educare. E' l'unico.

Vorrei salire molto in alto, Signore,
sopra la mia città, sopra il mondo,

sopra il tempo.
Vorrei purificare il mio sguardo

e avere i tuoi occhi.
Vedrei allora l'universo, l'umanità, la storia,
come li vede il Padre.
Vorrei la bella, eterna idea d'amore

del tuo Padre
che si realizza progressivamente:
tutto ricapitolare in te,

le cose del cielo e della terra.
E vedrei che, oggi come ieri,

i minimi particolari vi partecipano,
ogni uomo al suo posto,

ogni gruppo ed ogni oggetto.
Vedrei la minima particella di

materia e il più piccolo
palpito di vita;
l'amore e l'odio, il peccato e la grazia.
Commosso, comprenderei che dinanzi a me
si svolge la grande avventura d'amore
iniziata all'alba del mondo.
Comprenderei che tutto è unito insieme,
che tutto non è che un minimo movimento
di tutta l'umanità e di tutto l'universo verso la Trinità, in te e per te, Signore.

Preghiera del catechista

Signore Gesù,
nonostante i miei limiti
le mie paure
e i miei numerosi impegni,
accetto di fare il catechista,
perché tu, lasciando la terra,
hai detto ai tuoi discepoli:
"Andate in tutto il mondo
e predicate il vangelo
a ogni creatura".
Non ti chiedo di essere capace
di scacciare i demoni,
di guarire i malati,
di prendere in mano serpenti
o di bere veleni
senza subire danni.
Ti chiedo di concedermi
intuito vivace,
fantasia fervida,
parola efficace.
Per farti conoscere al meglio,
e per farti scegliere
come via verità e vita
da coloro
che mi sono affidati.
Questo puoi concedermelo.
Anzi, se posso permettermelo,
devi concedermelo.

Un amico

Ho stretto la mano dell'amico, Signore,
e improvvisamente, di fronte a quel volto triste e preoccupato, ho temuto la

Tua assenza nel suo cuore.
Sono impacciato come davanti ad un tabernacolo chiuso
quando ignoro se Tu vi abiti.
Se Tu non fossi presente, Signore,

noi saremmo separati.
Perché la sua mano nella mia non sarebbe che carne su carne, e il suo cuore per il mio, cuore d'uomo per l'uomo.
Voglio la Tua vita per lui e per me insieme,
perché voglio che il mio amico sia, per Tuo merito, il mio fratello.

Raccomandazioni ai missionari

San Giovanni Bosco

 

1. Cercate anime non denari;
2. Usate carità e somma cortesia con tutti;
3. Prendete cura degli ammalati, dei fanciulli, dei vecchi e dei poveri e guadagnerete la benedizione di Dio e la benevolenza degli uomini;
4. Fate che il mondo conosca che siete poveri negli abiti, nel vitto, nelle abitazioni e voi sarete ricchi in faccia a Dio e diverrete padroni del cuore degli uomini;
5. Fra di voi amatevi, consigliatevi, correggetevi ma non portatevi mai né invidia, né rancore,

anzi il bene di uno sia il bene di tutti, le pene e le sofferenze di uno considerate come pene e sofferenze di tutti e ciascuno studi di allontanarle o almeno mitigarle;
6. Ogni mattino raccomandate a Dio le occupazioni della giornata.

Oggi come ieri

 

La morte non è niente.
Sono soltanto nascosto nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Ciò che eravamo prima l'uno per l'altro,
lo siamo ancora.
Chiamami col mio vecchio nome,
che ti è familiare;
parlami nello stesso modo affettuoso
che hai sempre usato.
Non cambiare il tono di voce,
non assumere un'aria di tristezza.
Ridi come sempre facevi ai piccoli scherzi
che tanto ci piacevano
quando eravamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!...
Il mio nome sia sempre
la stessa parola familiare di prima:
pronuncialo senza traccia di tristezza.
La vita conserva tutto il significato
che ha sempre avuto.
E' la stessa di prima,
c'è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori dalla tua mente,
solo perché sono fuori dalla tua vista?
Ti sto aspettando, solo per un attimo,
in un posto qui vicino,
proprio dietro l'angolo.
Il tuo sorriso è la mia pace.

Un'amicizia non qualunque

Io non ho un'amica. Ho dei cari genitori e una sorella di sedici anni; conosco, tutto sommato, una trentina di ragazze di alcune delle quali

potreste dire che sono mie amiche, ho un corteo di adoratori che mi guardano negli occhi e, senon possono fare altrimenti,

in classe cercano di afferrare la mia immagine cercandosi di uno specchietto tascabile. Ho dei parenti... un buon ambiente familiare.

No, apparentemente non mi manca nulla, salvo l'amica. Con nessuno dei miei conoscenti posso far altro che chiacchere, né parlare d'altro che dei piccoli fatti quotidiani.

Non c'è modo di diventare più intimi, ecco il punto.

Il povero e la perla
La perla di gran valore è nascosta profondamente.
Come un pescatore di perle,

o anima mia, tuffati,
tuffati nel profondo,
tuffati ancora più giù, e cerca!
Forse non troverai nulla la prima volta.
Come un pescatore di perle, o anima mia,
senza stancarti, persisti e persisti ancora,
tuffati nel profondo,

sempre più giù, e cerca!
Quelli che non sanno il segreto,
si burleranno di te,
e tu ne sarai rattristato.
Ma non perdere coraggio,
pescatore di perle, o anima mia!
La perla di gran valore è proprio là nascosta,
nascosta proprio in fondo.
E' la tua fede che ti aiuterà a trovare il tesoro
ed è essa che permetterà che quello che era nascosto
sia infine rivelato.
Tuffati nel profondo, tuffati ancora più giù,
come un pescatore di perle, o anima mia.
E cerca, cerca senza stancarti!

Preghiera a Gesù in Avvento

Gesù ti sto aspettando. "Non tardare"
Ti sto aspettando, ma io so che Tu vieni a cercarmi per lavorare nel tuo cantiere:
ti aspettano i bambini poveri che hanno fame,
fa' che io porti loro il pane quotidiano dell'amore;
ti aspettano le persone che soffrono,
fa' che io porti loro il pane quotidiano della speranza, andandoli a trovare e stringendo le loro mani;
ti aspettano tanti uomini che hanno tutto ma non sono felici, perché non hanno Te,
fa' che io porti loro il pane quotidiano della fede, che brilla come luce nella notte del peccato.
Gesù ti sto aspettando. "Non tardare".
Ti sto aspettando, ma io so che Tu vieni a cercarmi per lavorare nel cantiere del tuo amore

Preghiera di un ribelle

Tu non esisti, io lo so
non voglio nemmeno parlare di te.
Tu non sei che una pericolosa invenzione.
Hanno talmente ucciso e umiliato in nome tuo.
Tu non sei più reale della statua di un re.
Mi hanno insegnato a forza di punizioni tutto l'"amore"che ha ispirato le tue leggi.
E tu vorresti oggi che io creda al tuo perdono!
Se tu esistessi, mi daresti la fede, non la dittatura di una religione.
Pare che tu sia venuto per i poveri che non hanno un tetto.
Tuttavia di fronte alle porte chiuse della tua Chiesa, io tremo terribilmente e il mio cuore sanguina di freddo.
Anche sul marciapiede, la mia presenza scandalizza.
Io non sono forse degno di te né del tuo calore.
Allora, perché affermare che tu accogli anzitutto il peccatore?
Se tu esistessi, accetteresti le mie debolezze e verresti a saziare la mia fame di tenerezza.
Sono molti che mi parlano del tuo amore, ma quando tendo loro la mano, cambiano strada.
Hanno paura di amarmi per rinnegarti facilmente?
Io non chiedo loro l'abbondanza del loro granaio.
Ho semplicemente bisogno di un po' di speranza.
Per tutta la vita, ho detestato il tuo silenzio.
Ed ecco che, questa sera, mi sorprendo a pregarti come se non sapessi più...
Non sapessi più resisterti.

Il presepe siamo noi

Il nostro corpo presepe vivente,
nei luoghi dove siamo chiamati

a vivere e lavorare.
Le nostre gambe come quelle degli animali
che hanno visitato la grotta "quella notte".
Il nostro ventre come quello di Maria
che ha accolto e fatto crescere Gesù.
Le nostre braccia come quelle di Giuseppe
che l'hanno cullato, sollevato,

abbracciato e lavorato per lui.
La nostra voce come quella degli angeli
per lodare il Verbo che si è fatto carne.
I nostri occhi come quelli stupiti di tutti coloro
che la Notte Santa l'hanno

visto nella mangiatoia.
Le nostre orecchie come quelle dei pastori
che hanno ascoltato attoniti il canto divino proveniente dal cielo.
La nostra intelligenza come quella dei Magi
che hanno seguito la stella fino alla Sua casa
Il nostro cuore come la mangiatoia che ha accolto l'Eterno che si è fatto piccolo e povero come uno di noi.

Camminare

Nel silenzio della notte,
addormentato sul suo nido di paglia,
il bambino sogna.
I primi sono già in cammino!
Al di là dei loro dubbi e delle difficoltà
hanno creduto alla luce che,
anche se piccola, fora la notte.
pionieri di speranza, infaticabili, camminano.
la stella li guida.
E poi, altri si alzano,
come se, infine,
le tenebre facessero posto alla fiducia!
Eccoli fuori, presi dall'amore,
pronti a danzare la vita attorno alla terra tutta,
in gioiosa farandola acclamano alle stelle.
All'arrivo dei magi, il bambino sorride:
l'umanità si è risvregliata!
venite, vorrebbe dire,
il mio sogno è proprio cominciato

Convertici a te

Convertici a te,
o Dio nostra salvezza,
e formaci alla scuola

della tua sapienza,
perché il cammino quaresimale

lasci una traccia profonda

nella nostra vita.
Amen!

Quaresima in famiglia

LUNEDI: rilettura in famiglia

della Parola di Dio ascoltata in chiesa

la domenica precedente.
MARTEDI: giorno della carità. Avvicinarsi ad una persona bisognosa di conforto,

collega di lavoro, anziani,

amici di scuola, ammalati, orfani ecc.
MERCOLEDI: giorno della rinuncia a qualche cosa che ci costa: sigaretta, alcolici, dolci, bibite ecc. Una rinuncia che fa bene.
GIOVEDI: giorno del dialogo con tutti, specialmente con chi

 non ci è simpatico e ci ha offeso.
VENERDI: giorno della conversione, della confessione, del ritorno a Dio. Il figlio prodigo che ciascuno di noi è deve ritornare al Padre. ASTENERSI DALLA TV.
SABATO: giorno a vivere in compagnia della Madonna. La preghiera del rosario può essere fatta anche durante il lavoro in campagna,

nei supermercati e negozi,

nelle fabbriche e mentre si guida.
DOMENICA: giorno in cui la famiglia incontra l'Eucaristia e la comunità cristiana. Giorno in cui si porta l'offerta della settimana destinata al Signore

ed ai nostri fratelli bisognosi.

Il senso del digiuno

Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola, e ricevono vita l'una dall'altra. Il digiuno è l'anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna, abbia misericordia.

Una reliquia della Passione

Se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione,
prenderei proprio quel catino colmo d'acqua sporca.
Girare il mondo con quel recipiente e ad ogni piede
cingermi dell'asciugatoio e curvarmi giù in basso,
non alzando mai la testa oltre il polpaccio per non distinguere
i nemici dagli amici, e lavare i piedi del vagabondo, dell'ateo, del drogato,
del carcerato, dell'omicida, di chi non mi saluta più,
di quel compagno per cui non prego mai, in silenzio finché tutti abbiano capito nel mio il tuo amore.