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Il cuore a Maria Guardai nei cieli: in dono il firmamento. A te serbava il più bell'astro, o Pia; Mirai la terra e a Te, tra i cento e cento delle sue valli, il più bel fiore nutria.
Mi rivolsi nel mare e nel concento divo de l'acque spumeggianti, udia: tutte le perle del mio gorgo lento per il tuo capo per i tuoi piè, Maria!
I cieli immensi, la natura e il mare tutto a te serba un dono, o immacolato giglio fiorito sol per profumare.
Ed io che t'offro?... voglio offrirti il cuore! misero, è vero, ma da Te mutato, Madre, quel cuore brucerà d'amore
Che io vada! Nell'ora che gioia mi porta |
T'ho sognata T'ho sognata nel candido colore dell'alba, digradante in molle opale; T'ho sognata nel dì che lento muore, mentre sul ciel la luna bianca sale.
E mi apparisti, nelle attese aurore, tutta raggiante di beltà immortale: nella virtù di un inclito favore, forte premendo un serpe a noi fatale.
Troneggiar ti mirai sull'uman seme, chine le palme e gli occhi oltremare, sopra l'affranta umanità che geme.
Deh! se tu guardi sol per consolare, calma, ti prego, questo cuor che freme nell'ora fosca delle angosce amare.
La sua morte A S. Teresa del Bambin Gesù Disse: "Gesù!... io l'amo..." e con l'ardente |
La preghiera del mattino Dio, che risvegli il mondo con la luce del dì serena e pura, e più fresco e giocondo ridoni il tuo sorriso alla natura, Dal profondo del cuore a te la prece tremebonda sale, che ti chiede l'amore, che ti chiede l'amore, e la virtù di soggiogare il male.
La preghiera del mezzogiorno Dio, che il sommo splendore rifletti, in questo sole che m'abbaglia, dà fortezza al mio cuore per vincere del mondo ogni battaglia. Rischiarami il cammino, che percorro quaggiù sotto il tuo sguardo, e il tuo aiuto divino mi renda più sicuro e più gagliardo.
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fa che il mio labbro sorrida, Signore, a chi mi conforta. Ma quando lungo la strada incontro dolore, ch'io vada con esso e il mio cuore non si rifiuti a soffrire: chè l'ore scorse a penare son quelle che un giorno daranno le gioie più care, son quelle che un giorno faranno, |
sguardo fisso lontan, tutta si scosse; poi lo sguardo si spense e dolcemente giacque così, come se stanca fosse.
Al sommesso pregare ed al dolente lagrimar sotto i veli, avida mosse sotto il letto la morte, e al sofferente corpo tolse così l'estreme posse.
Chiuse per sempre le pupille sante, |
L'Ave Maria della sera Ave Maria! un'altro giorno ancora è terminato e non ritorna più; domani sorgerà, con altra aurora un nuovo dì su questo che già fu. Ave Maria! discende questa sera sopra ogni cosa una serena pace; Ave! la dolce e mistica preghiera pace ripete ai vivi e a chi giace. |
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più dolce il morire!
Per Te Per Te la mia lagrima cade; Per Te, se la spina è più acuta, mi lascio ferire; Per Te, non respingo il dolore. Ma tu, che mi vedi e lo sai, domani non mi negare, Quaggiù, la gioia di amarti o Signore! |
il dolce viso in pace si compose, mentre nel ciel lo spirito raggiante s'unia a Cristo alle celesti spose...
Da quel dì sulla terra è un incessante cader di bianchi petali di rose.
Alla Madonna di Lourdes Madre che splendi nella grotta nera fior di candore e di soavità, volgi uno sguardo di pietà sincera su questa delirante umanità. Ve' come il ma vittrice ha la bandiera e sparge intorno errori e falsità: oh, tu, benigna all'umile preghiera, |
Pace! Pace! discenda anche nel cuore mio questo soffio di serenità: riposi in Te, l'anima mia, Signore, in Te, fonte di vita e di bontà.
La preghiera della sera Dio, che la dolce sera chiudi in un velo di malinconia, perchè la mia preghiera s'alzi più lieve, più serena e pia. Chiudi a un calmo riposo questi occhi stanchi e vegliami d'accanto: sol con te l'angoscioso travaglio si dimentica e il pianto. |
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Alla Madonna dei fiori Sul tron che di rose s'infiora, cinto il crine di candidi veli, il tuo viso ha il color dell'aurora nei tuoi occhi si specchiano i cieli.
Tu sei bella, vaghissima stella, dei tuoi figli tu l'alme innamori, o Regina dei fiori!...
Con il capo di stelle fregiato, sul serpente, che vinto calpesti, come esercito in campo schierato, ai nemici il terrore ridèsti:
Tu sei grande, potente matrona dell'inferno risplendi i furori, o Regina dei fiori!
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discopri il vero a questa triste età: perchè erano i cuor lungi dal vero, perchè a molti l'error fu il solo duce nel nome insan del libero pensiero. Perchè fu il bene combattuto assai, perche si volle spegnere quella luce che non si spegne e non si offusca mai!
La voce della campana Con la voce dei cieli: chiamo i fedeli al culto, alla preghiera, al fecondo lavoro. Plaudo alla festa col mio squillo sonoro. Ma se minaccia, nera, dal cielo la tempesta, con voce che scongiura, le grigie nubi infrango. Canto dei vivi alla letizia pura e per i morti piango sepoltura.
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Tutto per Te Prega! dicesti, ed io pregai nell'ora grave di angosce per l'umanità; Nube leggera, che il tramonto indora, salì la prece nell'immensità.
Studia! dicesti, e il dì, la notte ancora spesi per libri intensa attività; Per lo studio donai, gran Madre allora, l'ore più belle della fresca età.
Ma se pregai, se nell'ambascia ostile, chiesi la forza ad eguagliar gli eroi, tu sola al prego mio desti valore.
E se, Madre studiai con la febbrile ansia, fu solo per poterti poi tutto il frutto donar del mio sudore. |
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Se più duro diventa il cammino, Se il nemico più forte ci assale, O Signora il tuo cuore divino ci da forza a combattere il male:
Tu sei Buona, dolcissima madre, tal ti dicon degli angeli in cori, o Regina dei fiori!
Al tuo popolo qui riunito e raccolto, che con fede gemendo t'implora, mostra, o Santa, benigno il tuo volto, il tuo volto color dell'aurora:
Tu sei Bella, sei Grande, sei Buona, delle grazie a noi dona i tesori, o Regina dei fiori! |
Sei tu Signore? Dentro, il cuor da gl'inganni lacerato, nei suoi rimorsi si contorce e geme; fuori dagli occhi scialbi di malato, piovon le gocce che il dolore mi spreme.
Tutto dorme me intorno e tutto tace, nella quiete dell'ore. Ma non mi sento solo in questa pace veglia forse il Signore.
Su, nello spazio fondo e infinito, ricamano le stelle il firmamento e sembrano spiar con l'ardito sguardo nell'amore ove lo strazio sento. |
Io ricordo Io ricordo le lagrime già sparse nell'ora del dolore, e le mie labbra livide e riarse di sete e di bruciore. Ricordo quando il cor mi si schiudeva in un'angoscia muta, ed io, pallido e triste, rimpiangevo la mia gioia perduta. Incompreso dai più, dal molto pianto ho il ciglio inaridito; tu, ch'io sento ogni giorno a me d'accanto, lo sai quanto ho patito. Non soffersi di membra insanguinate |
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Non lo sai? Nelle notti silenziose vibra un fascino gentile: culla il sonno delle rose questa brezza dell'aprile, mentre intorno tutto tace nella pace. Questa brezza che tra i rami da alle foglie un tremolio, sembra fatta di richiami già saputi nell'oblio; dei richiami di un passato mai tornato.
Batte il cuore più veloce nel ricordo d'altri dì, ma lo calma un'altra voce: perchè affliggerti così? sull'angosce e sugl'affanni passan gl'anni. Il ricordo che ti sfiora questa notte e ti spaura svanirà quando l'aurora splenderà sulla natura; e tu lieto tornerai, non lo sai?
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Sotto quegli occhi vigili, sul viso sento un caldo rossore: chi mi guarda così dal Paradiso? sei tu forse, o Signore?
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lo scempio ed il dolore, ma lo strazio dell'anime assetate di luce e di candore. L'angoscia di chi anela a un ideale di pace e di sereno, e si vede travolto, ahimè, dal male che lo colpisce in pieno. Madre santa, lo sai se ho tanto spasimato e sofferto: Le notti insonni, lo sconforto, il pianto, l'abbandono il deserto. Ho patito, ma so che nel dolore tu sei consolatrice, chè soffristi anche tu, Madre d'amore, sulla terra infelice. T'offristi lieta ai dardi del dolore pel tuo figlio Gesù, per lui che fu una vittima d'amore degli uomini di quaggiù. Per questo io ti ricordo il mio soffrire, l'angoscia del mio cuore, non perchè tu converta, in avvenire, in rose il mio dolore, ma perchè possa, Madre, anch'io da forte, anche soffrendo assai, amare il mio Signor fino alla morte e non tradirlo mai! |