LE POESIE DI DON LUIGI DE BENDETTI

 

 

Il cuore a Maria

Guardai nei cieli: in dono il firmamento.

A te serbava il più bell'astro, o Pia;

Mirai la terra e a Te, tra i cento e cento

delle sue valli, il più bel fiore nutria.

 

Mi rivolsi nel mare e nel concento

divo de l'acque spumeggianti, udia:

tutte le perle del mio gorgo lento

per il tuo capo per i tuoi piè, Maria!

 

I cieli immensi, la natura e il mare

tutto a te serba un dono, o immacolato

giglio fiorito sol per profumare.

 

Ed io che t'offro?... voglio offrirti il cuore!

misero, è vero, ma da Te mutato,

Madre, quel cuore brucerà d'amore

 

 

Che io vada!

Nell'ora che gioia mi porta

T'ho sognata

T'ho sognata nel candido colore dell'alba,

digradante in molle opale;

T'ho sognata nel dì che lento muore,

mentre sul ciel la luna bianca sale.

 

E mi apparisti, nelle attese aurore,

tutta raggiante di beltà immortale:

nella virtù di un inclito favore,

forte premendo un serpe a noi fatale.

 

Troneggiar ti mirai sull'uman seme,

chine le palme e gli occhi oltremare,

sopra l'affranta umanità che geme.

 

Deh! se tu guardi sol per consolare,

calma, ti prego, questo cuor che freme

nell'ora fosca delle angosce amare.

 

 

La sua morte A S. Teresa del Bambin Gesù

Disse: "Gesù!... io l'amo..." e con l'ardente

La preghiera del mattino

Dio, che risvegli il mondo

con la luce del dì serena e pura,

e più fresco e giocondo

ridoni il tuo sorriso alla natura,

Dal profondo del cuore

a te la prece tremebonda sale,

che ti chiede l'amore,

che ti chiede l'amore,

e la virtù di soggiogare il male.

 

 

La preghiera del mezzogiorno

Dio, che il sommo splendore rifletti,

in questo sole che m'abbaglia,

dà fortezza al mio cuore

per vincere del mondo ogni battaglia.

Rischiarami il cammino,

che percorro quaggiù sotto il tuo sguardo,

e il tuo aiuto divino

mi renda più sicuro e più gagliardo.

 

fa che il mio labbro sorrida,

Signore, a chi mi conforta.

Ma quando lungo la strada

incontro dolore, ch'io vada

con esso e il mio cuore

non si rifiuti a soffrire:

chè l'ore scorse a penare

son quelle che un giorno daranno

le gioie più care,

son quelle che un giorno faranno,

sguardo fisso lontan, tutta si scosse;

poi lo sguardo si spense e dolcemente

giacque così, come se stanca fosse.

 

Al sommesso pregare ed al dolente

lagrimar sotto i veli, avida mosse

sotto il letto la morte, e al sofferente

corpo tolse così l'estreme posse.

 

Chiuse per sempre le pupille sante,

L'Ave Maria della sera

Ave Maria! un'altro giorno

ancora è terminato e non ritorna più;

domani sorgerà, con altra aurora

un nuovo dì su questo che già fu.

Ave Maria! discende questa sera

sopra ogni cosa una serena pace;

Ave! la dolce e mistica preghiera

pace ripete ai vivi e a chi giace.

più dolce il morire!

 

 

Per Te

Per Te la mia lagrima cade;

Per  Te, se la spina è più acuta,

mi lascio ferire;

Per Te, non respingo il dolore.

Ma tu,

che mi vedi e lo sai,

domani non mi negare,

Quaggiù, la gioia di amarti o Signore!

il dolce viso in pace si compose,

mentre nel ciel lo spirito raggiante

s'unia a Cristo alle celesti spose...

 

Da quel dì sulla terra è un incessante

cader di bianchi petali di rose.

 

 

Alla Madonna di Lourdes

Madre che splendi nella grotta nera

fior di candore e di soavità,

volgi uno sguardo di pietà sincera

su questa delirante umanità.

Ve' come il ma vittrice ha la bandiera

e sparge intorno errori e falsità:

oh, tu, benigna all'umile preghiera,

Pace! Pace! discenda anche nel cuore mio

questo soffio di serenità:

riposi in Te, l'anima mia, Signore,

in Te, fonte di vita e di bontà.

 

 

La preghiera della sera

Dio, che la dolce sera

chiudi in un velo di malinconia,

perchè la mia preghiera s'alzi più lieve,

più serena e pia.

Chiudi a un calmo riposo

questi occhi stanchi e vegliami d'accanto:

sol con te l'angoscioso

travaglio si dimentica e il pianto.

 

 

Alla Madonna dei fiori

Sul tron che di rose s'infiora,

cinto il crine di candidi veli,

il tuo viso ha il color dell'aurora

nei tuoi occhi si specchiano i cieli.

 

Tu sei bella, vaghissima stella,

dei tuoi figli tu l'alme innamori,

o Regina dei fiori!...

 

Con il capo di stelle fregiato,

sul serpente, che vinto calpesti,

come esercito in campo schierato,

ai nemici il terrore ridèsti:

 

Tu sei grande, potente matrona

dell'inferno risplendi i furori,

o Regina dei fiori!

 

discopri il vero a questa triste età:

perchè erano i cuor lungi dal vero,

perchè a molti l'error fu il solo duce

nel nome insan del libero pensiero.

Perchè fu il bene combattuto assai,

perche si volle spegnere quella luce

che non si spegne e non si offusca mai!

 

 

La voce della campana

Con la voce dei cieli:

chiamo i fedeli al culto,

alla preghiera, al fecondo lavoro.

Plaudo alla festa col mio squillo sonoro.

Ma se minaccia, nera,

dal cielo la tempesta,

con voce che scongiura,

le grigie nubi infrango.

Canto dei vivi alla letizia pura

e per i morti piango sepoltura.

 

 

Tutto per Te

Prega! dicesti,

ed io pregai nell'ora grave

di angosce per l'umanità;

Nube leggera, che il tramonto indora,

salì la prece nell'immensità.

 

Studia! dicesti,

e il dì, la notte ancora

spesi per libri intensa attività;

Per lo studio donai, gran Madre allora,

l'ore più belle della fresca età.

 

Ma se pregai, se nell'ambascia ostile,

chiesi la forza ad eguagliar gli eroi,

tu sola al prego mio desti valore.

 

E se, Madre studiai con la febbrile ansia,

fu solo per poterti poi tutto

il frutto donar del mio sudore.

Se più duro diventa il cammino,

Se il nemico più forte ci assale,

O Signora il tuo cuore divino

ci da forza a combattere il male:

 

Tu sei Buona, dolcissima madre,

tal ti dicon degli angeli in cori,

o Regina dei fiori!

 

Al tuo popolo qui riunito e raccolto,

che con fede gemendo t'implora,

mostra, o Santa, benigno il tuo volto,

il tuo volto color dell'aurora:

 

Tu sei Bella, sei Grande, sei Buona,

delle grazie a noi dona i tesori,

o Regina dei fiori!

 

Sei tu Signore?

Dentro, il cuor da gl'inganni lacerato,

nei suoi rimorsi si contorce e geme;

fuori dagli occhi scialbi di malato,

piovon le gocce che il dolore mi spreme.

 

Tutto dorme  me intorno e tutto tace,

nella quiete dell'ore.

Ma non mi sento solo in questa pace

veglia forse il Signore.

 

Su, nello spazio fondo e infinito,

ricamano le stelle il firmamento

e sembrano spiar con l'ardito sguardo

nell'amore ove lo strazio sento.

 

 

Io ricordo

Io ricordo le lagrime già sparse

nell'ora del dolore,

e le mie labbra livide e riarse

di sete e di bruciore.

Ricordo quando il cor mi si schiudeva

in un'angoscia muta,

ed io, pallido e triste, rimpiangevo

la mia gioia perduta.

Incompreso dai più, dal molto pianto

ho il ciglio inaridito;

tu, ch'io sento ogni giorno a me d'accanto,

lo sai quanto ho patito.

Non soffersi di membra insanguinate

 

 

Non lo sai?

Nelle notti silenziose

vibra un fascino gentile:

culla il sonno delle rose

questa brezza dell'aprile,

mentre intorno tutto tace nella pace.

Questa brezza che tra i rami

da alle foglie un tremolio,

sembra fatta di richiami

già saputi nell'oblio;

dei richiami di un passato mai tornato.

 

Batte il cuore più veloce

nel ricordo d'altri dì,

ma lo calma un'altra voce:

perchè affliggerti così?

sull'angosce e sugl'affanni passan gl'anni.

Il ricordo che ti sfiora questa notte

e ti spaura

svanirà quando l'aurora

splenderà sulla natura;

e tu lieto tornerai, non lo sai?

 

 

Sotto quegli occhi vigili,

sul viso sento un caldo rossore:

chi mi guarda così dal Paradiso?

sei tu forse, o Signore?

 

 

 

lo scempio ed il dolore,

ma lo strazio dell'anime assetate

di luce e di candore.

L'angoscia di chi anela a un ideale

di pace e di sereno,

e si vede travolto, ahimè, dal male

che lo colpisce in pieno.

Madre santa, lo sai se ho tanto

spasimato e sofferto:

Le notti insonni, lo sconforto, il pianto,

l'abbandono il deserto.

Ho patito, ma so che nel dolore

tu sei consolatrice,

chè soffristi anche tu, Madre d'amore,

sulla terra infelice.

T'offristi lieta ai dardi del dolore

pel tuo figlio Gesù,

per lui che fu una vittima d'amore

degli uomini di quaggiù.

Per questo io ti ricordo il mio soffrire,

l'angoscia del mio cuore,

non perchè tu converta, in avvenire,

in rose il mio dolore,

ma perchè possa, Madre, anch'io da forte,

anche soffrendo assai,

amare il mio Signor fino alla morte

e non tradirlo mai!